Usate il vostro nome e cognome su Internet

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Dopo cinque anni di gestione di Italiansinfuga, ho capito che usare il proprio nome e cognome su Internet presenta più vantaggi che svantaggi.

All’inizio ero cauto nel presentarmi a tutto il mondo come ‘Aldo Mencaraglia’.

Eravamo agli albori della pubblicazione tramite blog e agli albori di tutti i social networks principali.

Personalmente stava ancora lavorando a tempo pieno per una azienda che non aveva nulla a che fare con gli argomenti trattati da Italiansinfuga

Non volevo quindi pubblicizzare troppo che le mie risorse e le mie energie fossero dedicate ad altro.

Questo può sembrare eccessivo perché, dopotutto, mi occupavo del blog durante il mio tempo libero.

Visto che la speranza di creare una vita lavorativa alternativa era una, non la sola, motivazione per iniziare il blog, non volevo dover giustificare questo ai miei colleghi e superiori.

Per i primi tempi, non sapendo come l’avventura si sarebbe sviluppata, ho mantenuto quindi le due sfere professionali molto separate.

Un esempio fu la creazione di un’account Facebook separato da quello di ‘Aldo Mencaraglia’.

Per gli amici utilizzavo quello con il mio nome cognome mentre per collegarmi a persone conosciute tramite il blog, utilizzato un profilo ‘Italiansinfuga’ (che tra l’altro andava contro la filosofia di Facebook).

Dopo un po’ di tempo ho preso più fiducia in quello che facevo e ho deciso di chiudere quest’ultimo profilo e presentarmi al mondo di Facebook come “Aldo Mencaraglia che tra l’altro gestisce anche la pagina Italiansinfuga di Facebook.” (Una nota: adesso Fabrizio Martini gestisce la presenza di Italiansinfuga sui social networks).

Anche per quello che riguarda Twitter ho avuto un approccio simile. Non volendo però perdere tutti i follower, ho mantenuto il nick @italiansinfuga ma presentandomi chiaramente come ‘Aldo Mencaraglia’ e relativa foto del profilo.

Con il passare del tempo ho quindi iniziato ad apprezzare che, nel bene e nel male, i lettori erano più interessati a capire quello che pensasse e scrivesse ‘Aldo Mencaraglia’ piuttosto che un anonimo scrittore che pubblicasse contenuti su Italiansinfuga.

Questo mi è stato anche confermato in un’altra occasione dalla responsabile marketing di Tourism Queensland. Avevo partecipato ad un concorso attraverso quale ci si candidava per passare una settimana in Queensland, raccontando l’esperienza attraverso il proprio blog. Non essendo stato selezionato ho gentilmente chiesto il perché e la responsabile mi rispose che, nonostante la bella impressione che il blog avesse fatto, era troppo “impersonale” rispetto a quello che cercavano.

Ultimamente ho poi iniziato a utilizzare moltissimo LinkedIn e Google+.

Per quel che riguarda il primo non ha alcun senso presentarsi con un nome fasullo o non corrispondente interamente al proprio nome e cognome. Il punto di forza del network riguarda la fiducia che i vari professionisti pongono ad altri professionisti in ambito lavorativo. Questo implica che ognuno usi le proprie generalità senza nascondersi. Mi rendo conto che questo può essere leggermente difficile in un ambiente lavorativo come quello italiano ma consiglio vivamente di utilizzare il proprio nome e cognome su LinkedIn.

Google+ mette in evidenza l’importanza di presentarsi con il proprio nome e cognome (e anche la faccia) se siete minimamente interessati a pubblicare contenuti on-line e a creare un ‘brand’ personale.

Il vostro profilo Google+ può essere collegato al vostro blog in WordPress e quindi migliorare le probabilità che i vostri contenuti siano presi in considerazione dal motore di ricerca di Google. Sembra che nel futuro prossimo la ‘authorship’, la firma dei contenuti da parte di un autore con una reputazione, sarà uno dei fattori più importanti per far salire i contenuti della pagina nei risultati di Google. Risulta quindi ovvio che un profilo anonimo, invece di uno con nome e cognome, non aiuterà in questo ambito.

Più andiamo in là nel tempo più la verifica della propria persona sarà importante per la presenza su Internet. Tanto vale iniziare adesso a presentarsi con nome e cognome e a pubblicare contenuti dei quali si può andare fieri!

Biografia dell'Autore

Aldo Mencaraglia è nato a Genova ed è cresciuto in provincia di Cuneo. A 19 anni è partito per studiare in Inghilterra e non è più tornato. Ha lavorato in Gran Bretagna, Cina e Taiwan e dal 2002 vive a Melbourne, Australia. Nel 2008, per condividere la sua esperienza con quanti sognano di cambiare vita, ha aperto italiansinfuga.com. Nel 2011 ha aperto Italiansinfugadigitale.com per condividere tutto ciò che ha imparato su come creare un blog.

Commenti (4)

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  1. Anch’io ho vissuto, e sto ancora terminando, questo percorso di apertura e di consapevolezza, che ritengo sia non soltanto più “vantaggioso”, ma anche più “sano” in generale per la vita.
    Resto quindi sconcertato nel vedere quanto si stia diffondendo anche la tendenza opposta, persone che fanno il percorso inverso: da inizialmente trasparenti, poco a poco sviluppano una serie di *paranoie* che li inducono a frequentare internet in forme sempre più anonime, o spesso addirittura a cancellarsi, talvolta non soltanto dai social network ma persino dagli account email e instant messaging… Temono l’avvento di una repressione permessa dal fatto che le autorità possono spiare i profili, leggere le conversazioni, ottenere i dati sensibili della gente e via dicendo.
    Il punto è che noto che spesso l’evoluzione e involuzione sono correlate al tipo di lavoro svolto: chi si cancella o si nasconde è solitamente chi ha un lavoro chiuso nei suoi circuiti e una cerchia di relazioni familistiche, mentre chi resta e mette il suo nome è essenzialmente chi ha bisogno di lavoro e di farsi pubblicità… Con il colmo delle vie di mezzo: cioè gli ex-trasparenti che a un tratto decidono di adottare una presenza molto più sobria e di schermarsi dietro ad anacronistici nicknames, talvolta addirittura chiudendo il vecchio profilo e aprendone uno nuovo, ma restano essenzialmente per condividere contenuti di “attivismo” sociale e dintorni, insomma contenuti che diventano sempre più “impersonali”, freddi, privi della forza persuasiva che ha la gente come Aldo che ci mette anche molto della sua storia vera.

  2. Simona scrive:

    Bellissimo articolo, grazie Aldo.
    Proprio in questi giorni riflettevo sulla questione del mio nome vero sul mio blog.
    No, non ce la faccio ancora!
    Penso che sia poca fiducia nei miei contenuti!

  3. Emigrante scrive:

    Bel post! Io però mi sentirei meno libero nell’esprimere opinioni o cazzabbubbole. Voglio separare chiaramente l’ Emigrante dalla mia vita reale.

  4. samuele scrive:

    infatti su tutti i social sono Samuele Bariani. Pure il mio blog si chiama ‘The traveler’ ma è inserito così: http://samuelebariani.wordpress.com/

    E’ un consiglio ottimo per sponsorizzare al meglio se stessi, le proprie capacità, i propri interessi e i lavori precedenti.

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